PLASTICA “OXO” E “OXO-BIO”: FACCIAMO CHIAREZZA

Con la direttiva (UE) 2019/904 del 5 giugno 2019 il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea si pongono gli obiettivi di “prevenire e ridurre l’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente, in particolare l’ambiente acquatico, e sulla salute umana” e “promuovere la transizione verso un’economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili”.

La direttiva si applica anche ai “prodotti di plastica oxo-degradabile”, definiti come “materie plastiche contenenti additivi che attraverso l’ossidazione comportano la frammentazione della materia plastica in microframmenti o la decomposizione chimica”, “poiché tale tipo di plastica non si biodegrada correttamente e contribuisce dunque all’inquinamento ambientale da microplastica, non è compostabile, incide negativamente sul riciclaggio della plastica convenzionale e non presenta dimostrati vantaggi sotto il profilo ambientale”.

Già nella relazione del 16 gennaio 2018 della Commissione Europea al Parlamento Europeo e al Consiglio dell’Unione Europea viene riportato che “La cosiddetta plastica oxo-degradabile è plastica tradizionale a cui sono stati aggiunti additivi per accelerarne la frammentazione in frazioni minuscole per effetto della radiazione ultravioletta o del calore” e “Gli effetti tossici per il terreno che potrebbero essere provocati dai residui di additivi contenuti nella plastica oxo-degradabile sono motivo di preoccupazione”.
Ancora: “Dai dati disponibili risulta che l'industria della plastica oxo-degradabile è in grado di fabbricare prodotti con effetti tossici minimi sulla flora e sulla fauna, ma non è stata dimostrata l'assenza totale di effetti negativi”; “non vi è alcuna garanzia che tutta la plastica oxo-degradabile presente sul mercato sia priva di effetti tossici e i suoi effetti tossicologici in situazione reale sono incerti”; “il fatto di presentare la plastica oxo-degradabile come la soluzione al problema dei rifiuti di plastica abbandonati nell'ambiente potrebbe indurre a gettarli in maniera impropria”.

Tra le conclusioni: “Tenuto conto dei risultati principali dello studio su cui poggia la presente relazione, nonché di altri studi disponibili, si può affermare, che riguardo ad alcuni aspetti importanti, non esiste alcuna prova definitiva a sostegno degli effetti benefici della plastica oxo-degradabile sull'ambiente.
È assodato che la plastica oxo-degradabile, comprese le borse, può degradarsi più rapidamente all'aria che la plastica tradizionale, ma nulla prova che in seguito subisca, all'aria, in discarica o nell'ambiente marino, una biodegradazione completa in un arco di tempo ragionevole.
Non è dimostrato, in particolare, che la sua biodegradazione sia sufficientemente rapida in discarica o nell'ambiente marino.
Ecco perché molteplici scienziati, istituzioni internazionali e governative, associazioni di fabbricanti di materie plastiche, imprese di riciclaggio e altri specialisti sono giunti alla conclusione che la plastica oxo-degradabile non è una soluzione per l'ambiente e non si presta a un uso a lungo termine, al riciclaggio o al compostaggio.
È assai probabile che i frammenti di materie plastiche non subiscano una biodegradazione completa, con il conseguente rischio di un rapido accumulo di microplastica nell'ambiente, in particolare in quello marino. Il problema della microplastica è da tempo considerato di portata mondiale, a cui occorre porre rimedio con urgenza, non solo con interventi di raccolta dei rifiuti abbandonati, ma anche con misure di prevenzione.
Le teorie che presentano la plastica oxo-degradabile come "oxo-biodegradabile" che, priva di effetti negativi sull'ambiente per non lasciare frammenti o residui tossici, costituirebbe la soluzione al problema dei rifiuti dispersi nell'ambiente, non sono corroborate da prove.”

  • Posted on 10/12/2019
  • By Gian Marco Rebaudengo

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